
di Sergio Di Cori Modigliani
Prendendo atto della consueta e perdurante latitanza dell'ufficio comunicazione del M5s alla Camera (è probabile stiano in spiaggia) poichè considero l'onorevole Luigi Di Maio, in questo momento, il nostro migliore asset su cui investire, riporto qui di seguito una lettera aperta pubblicata sulla sua pagina di facebook.
La mia proposta rivolta ai pentastellati è la seguente:
Siamo a) realisti, b) propositivi, c)ottimisti.
a). Prendiamo atto che per ragioni che esulano dalla mia comprensione, l'intero staff della comunicazione M5s vale poco o nulla, in quanto composto da personale privo di qualsivoglia merito e competenza. Siamo realisti. Forse sono brave persone, il fatto è che non sanno svolgere la loro mansione. Non sono disonesti, sono semplicemente inadatti, tutto qui. Siamo, quindi, realisti.
Dobbiamo fare noi (nel senso di tutti coloro che sostengono attivamente con il proprio impegno e passione il progetto del movimento cinque stelle) fare il loro lavoro, altrimenti non lo fa nessuno, nè a Roma nè a Bruxelles. Questo significa realismo.
b). Bando alle chiacchiere, al livore, alla rabbia negativa, è ciarpame inutile. Non serve, se non a sfogarsi. Andate allo stadio se volete sfogarvi. Bisogna attraversare il ponte che unisce la protesta alla proposta. Mostrare e dimostrare di essere in grado di prospettare un'idea di cambiamento basato sulle nostre idee, progetti, proposte, ambizioni, quelle che hanno formato il movimento e hanno dato all'intera cittadinanza la opportunità e la possibilità di credere che è possibile portare l'Italia fuori dal medioevo primitivo. Questo significa essere propositivi.
c). Essere ottimisti corrisponde alla necessità dell'essere realisti. L'investimento d'energia per manifestare il proprio pessimismo è identico a quello da investire per il proprio ottimismo. Ma l'ottimismo -quando è autentico- non consiste nello sperare. La speranza altro non è che una frustrazione rimandata a domani. L'ottimismo è la spinta propulsiva della volontà. Senza quella non si va da nessuna parte. Volere il cambiamento, quindi, presuppone una straripante carica di ottimismo. Perchè davvero l'Italia, come paese, come nazione, come comunità, non ha più scelta: o vinciamo noi, cittadinanza collettiva, oppure in autunno la nazione affonderà nell'ignominia. E la responsabilità sarà anche nostra.
Sostengo quindi fortemente Luigi Di Maio.
E invito tutti coloro che credono nel M5s a farlo.
Non lo fa chi lo deve fare, lo facciamo noi.
L'importante è darsi da fare e ottenere risultati.
A questo serve la manifestazione dell'intelligenza collettiva.
Ecco il testo del suo discorso che nè le televisioni nè la stampa diffonderanno.
Renzi accampa scuse sul Movimento 5 Stelle per difendere disperatamente il patto del Nazareno con Berlusconi.
Ma al momento quello inaffidabile è proprio il Presidente del Consiglio ed a livello internazionale se ne sono accorti in pochi mesi.
Agli incontri con gli investitori esteri i nostri ministri e sottosegretari di Governo vengono ormai bistrattati a causa delle scelte folli che stanno facendo sugli investimenti (soprattutto sui tagli alle rinnovabili): è successo ultimamente al viceministro Calenda, che ha dovuto sospendere l'incontro a Londra sotto il fuoco incrociato dei principali attori economici europei.
Sono bastati pochi mesi e a livello internazionale sentono già puzza di bruciato. La credibilità di Renzi e del suo Governo è compromessa. E basta poco per rendersene conto: si regge su una maggioranza che gli spara addosso alla prima occasione di voto segreto. Ha un Ministro dell'Economia così preoccupato che è stato commissariato: due giorni fa Renzi ha nominato 5 consiglieri economici per escludere Padoan (reo di non aver adottato la filosofia "sorridi alla catastrofe"). Questo è l'ennesimo Governo che, come Letta e Monti, ha escluso dalla spending review, proprio il commissario alla spending review (Cottarelli, pagato tra l'altro inutilmente 200.000 euro all'anno).
Nel resto d'Europa sanno bene che il debito pubblico ha segnato un nuovo record proprio con questo esecutivo e che ad 80 euro in più in busta paga, corrispondono 5 miliardi di tasse in più per tutti gli italiani (fonte "L'Espresso" - renziani fino al midollo).
Il Documento di economia e finanze (il famoso Def) che prevedeva una crescita dello 0,8% partorito ad Aprile, è già carta straccia, ed è stato lo stesso Presidente del Consiglio a certificarlo ieri: "la ripresa non arriva"... gentile Presidente, guarda che è il Governo che deve far partire la crescita, altrimenti è inutile aspettare alla fermata!
In Italia Renzi potrà anche utilizzare le riforme costituzionali e la Mogherini come distrattori di massa per nascondere i problemi dei conti pubblici, ma in Europa e nel resto del mondo, capiscono subito se sei un venditore di tappeti (con tutto il rispetto per la categoria).
Le previsioni per l'autunno sono pessime e Padoan e Cottarelli lo sanno. Più Depuati di maggioranza in questi giorni mi hanno confidato le proprie preoccupazioni: il muro contro muro sulle riforme fa temere sempre di più che vadano a schiantarsi.
L'unica speranza per questa "non maggioranza" è farsi amici in tempi di pace per affrontare quelli di guerra.
Invece sta facendo proprio l'opposto: sulle riforme ormai il clima è insostenibile. Al Senato sono saltate tutte le garanzie. I lavori di questi giorni a Palazzo Madama sono la dimostrazione lampante che "Democrazia" non significa "chi ha la maggioranza decide", bensì discussione e inclusione. Altrimenti il risultato che si ottiene è che, a suon di voti di maggioranze risicate, si crea una escalation di tensione che va ben al di là dell'ostruzionismo regolamentare e inizia a minare la serenità dei lavori d'Aula. È sempre successo nella nostra storia. Dal patto atlantico fino alla ghigliottina della Boldrini. E sta accadendo ancora.
Chi può spieghi a Renzi che da ottobre sarà molto diffiicle spiegare ad un padre di famiglia che deve pagare la Tasi con due figli disoccupati, che con il Senato non elettivo tutto si risolverà. Renzi ci pensi bene. Noi non vogliamo fermare le riforme ma modificare questo impianto e fermare la deriva. L'incantesimo del suo Governo è finito (è durato quanto quello di Letta). Non gli conviene "sbattere le riforme in faccia all'opposizione". Perché in autunno noi gli sbatteremo in faccia la realtà.
Onorevole Luigi Di Maio, vice.presidente Camera dei Deputati
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