giovedì 4 settembre 2014

La più grande caratteristica delle banche: la creazione del credito

Molti dei testi di economia che trattano delle banche, ancor oggi riconoscono che esse
possono “creare il credito”. Tuttavia, pare che il significato originale di questa espressione
sia andato perso. Questi libri ed autori che usano le parole “creazione del credito”, le
intendono con un significato differente. I proponenti dell'odierna “visione del credito”
definiscono la creazione del credito come “il processo attraverso il quale il risparmio viene
canalizzato per usi alternativi” (Bernanke, 1993, p.50). Per Bernanke, la “creazione del
credito” è d'altronde la “diversione” o il trasferimento di potere d'acquisto già esistente.
Questo è anche il modo in cui la intendono gli economisti di altre correnti, inclusi i
monetaristi tipo Meltzer (1995). Essi sono infatti tutti d'accordo nel classificare le banche
come meri intermediari finanziari che forniscono servizi simili ed in parallelo con i mercati
non-bancari e dei capitali. [21] Chiaramente, definita così, la creazione del credito non è
una caratteristica esclusiva delle banche. Di conseguenza, quanti propongono questa
visione del credito, sostengono anche che gli aggregati del credito non devono essere
considerati come “un fattore casuale indipendente che condiziona l'economia”, ma
piuttosto:
...le condizioni del credito – misurate meglio peraltro dal premio finanziario esterno e non
dalla quantità aggregata del credito – sono un fattore endogeno che aiuta a formare la
risposta dinamica dell'economia ai cambiamenti nella politica monetaria. In questo modo
la teoria non ha particolari implicazioni sul potere di previsione relativo dell'aggregato del
credito (Bernanke e Gertler, 1995, pp. 43 e ss.)
La rappresentazione delle banche come semplici intermediari finanziari viene tramandata
dalla spiegazione della creazione del credito nei libri di testo. Questa spiegazione la
dipinge come il processo costituito da prestiti successivi, da parte delle banche
intermediarie, di potere d'acquisto già esistente. La Figura 12.1 riproduce la
rappresentazione dei libri di testo della creazione del credito: la Banca “A” riceve un nuovo
deposito di 100 euro. Se il requisito di riserva è dell'1%, i testi dicono che la Banca “A” può
prestare 99 euro e depositare 1 euro presso la banca centrale come riserva. I 99 euro
possono essere, tuttavia, poi ridepositati in un'altra banca, la Banca “B”, la quale a sua
volta potrà prestare il 99% del deposito (98,01 euro) e trattenere l'1% come riserva. Questo
processo continuerebbe fino a quando alla fine verrebbero prestati 9.900 euro in totale
(nell'aggregato del sistema bancario, NdT. I libri di testo rappresentano la creazione del
credito come se si trattasse di intermediazioni finanziarie successive. Secondo questa
descrizione, una singola banca sarebbe incapace di creare credito da sola.
Deposito          Riserva all'1%                  Fondi prestabili
Banca                  A EUR 100                    EUR 1 EUR 99,00 -->
Banca                  B EUR 99                      EUR 0,99 EUR 98,01 -->
Banca                 C EUR 98,01                  EUR 0,9801 EUR 97,0299 -->
--> ...
--> ...
--> massimo ammontare che potrebbe essere prestato dal sistema bancario: EUR 9.900
Figura 12.1 La rappresentazione accademica della moltiplicazione monetaria
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Anche se questa rappresentazione finisce per ammettere che nel complesso il sistema
bancario crea moneta, la creazione del credito sembra essere il risultato di un processo
diffuso nel quale la moneta “circola” nell'economia (in linea col concetto di “velocità”
nell'equazione quantitativa). La cosa più importante è che ci raccontano che ogni banca
può solo prestare il 99% della moneta che ha in deposito. Questo renderebbe le banche
simili agli amministratori di fondi che prestano i risparmi loro affidati e così vengono
considerate dei semplici intermediari finanziari. Di conseguenza, la comprensione di
Bernanke della creazione del credito come un incanalamento (successivo) del risparmio
presso gli investitori non è molto lungimirante e la maggior parte degli economisti
considerano le banche meramente come un canale alternativo del mercato dei capitali o di
altre intermediazioni [22].
Il concetto di “moltiplicatore monetario” di Phillips' (1920), che lega le riserve ed il
contante ai depositi bancari (la massa monetaria) non ha aiutato molto a risolvere questa
incomprensione. Tuttavia Goodhart (1989b) ha chiarito che le identità del moltiplicatore
hanno “una mancanza di qualsiasi contenuto innato sia teoretico che comportamentale”
(p.133) talché i conti dei processi dinamici sottostanti basati su questa “sono alla meglio
depistanti e spesso errati”'. [23]
Attraverso la nostra osservazione empirica delle banche, come nel caso degli orafi di
Londra, concludiamo che la rappresentazione accademica delle azioni di ogni banca è
inaccurata (Figura 12.1 ). In primo luogo, la rappresentazione frequente dell'attività della
banche come “attività di prestito” è fuorviante. La definizione di questa parola, secondo il
dizionario della Lingua Italiana (2010 Zanichelli editore) è la seguente:
prestare
[pre-stà-re] verbo transitivo (pres. io prèsto)
1. dare qualcosa a qualcuno perché la usi e poi la restituisca: Esempio: hai una penna da
prestarmi?; si è fatto prestare i soldi dai genitori
Come si può vedere, l'uso normale del concetto di prestito implica che un oggetto sia
fisicamente rimosso dall'uso di una entità A e venga posta in uso dell'entità B. Prestareindica un trasferimento di un bene esistente per l'uso esclusivo di qualcun altro. Secondo le
leggi della fisica, questa è la possibilità dell'uso naturale. Tuttavia, il credito esteso dalle
banche non rimuove il potere d'acquisto o la pretesa sull'uso di risorse da nessun altro
agente economico. Quindi, parlando in senso stretto, non può essere descritto come
“prestito”. Le banche non prestano moneta, la creano. Allo stesso tempo la “creazione del
credito” non si riferisce ad una semplice intermediazione finanziaria, come recentemente
molti autori hanno argomentato. Sempre secondo lo Zanichelli:
creazione
[cre-a-zió-ne] nome femminile
1. l'atto del creare, specialmente da parte di una divinità: Esempio: la creazione del mondo
Sinonimi: genesi
2. invenzione e realizzazione di qualcosa
• la cosa stessa creata: Esempio: quel quadro è la sua ultima creazione
3. fondazione, istituzione: Esempio: hanno annunciato la creazione di un nuovo ministero
VEDI cosmogonia.
creare
[cre-à-re] verbo transitivo (pres. io crèo, tu crèi)
1. far nascere dal nulla, dare vita: Esempio: Dio ha creato il cielo e la Terra Sinonimi: generare,
originare
2. comporre, realizzare; ideare, inventare: Esempio: creare un'opera d'arte; lo stilista ha creato
nuovi modelli per la sfilata Sinonimi: plasmare
La parola creazione si riferisce all'atto del creare o a qualcosa che è stata inventata o
prodotta. Il verbo creare indica il far nascere dal nulla, l'inventare. Se i risparmi fossero già
esistiti, il loro semplice trasferimento non potrebbe essere descritto come creazione del
credito. Quindi, l'etimologia della definizione “creazione del credito” ci rivela subito che
originariamente si riferiva alla creazione di nuovo credito (moneta) che prima non esisteva.
Invece di riferirsi al trasferimento di potere d'acquisto già esistente, come Bernanke lo
descrive, molti autori riconobbero che descriveva l'abilità di ogni singola banca di creare
moneta “dal nulla” [24]. In accordo con questa visione alternativa, possiamo mostrare una
più accurata presentazione della creazione creditizia nella Figura 12.2, che dipinge il
bilancio di una banca che riceve un nuovo deposito di 100 euro registrandolo come nuova
passività della banca. Invece di prestare 99 euro, come raccontano i libri di testo, la banca
usa i 100 euro come riserva presso la banca centrale (inserendoli nell'ATTIVO del suo
bilancio). I 100 euro possono ora diventare quell'1% sulla base del quale la banca può
prestare 99 volte tanto. Così scopriamo che è proprio la prima banca che può emettere un
nuovo prestito di 9.900 euro. Dal momento in cui il prestito è erogato, la banca aumenta
simultaneamente il suo attivo di 9.900 euro (l'ammontare del prestito, che è un attivo per
la banca) ed i suoi depositi di 9.900 euro – cioè la persona o la società che riceve il prestito
di 9.900 euro sul suo conto corrente – creando moneta che può ora essere spesa per
effettuare transazioni. La moneta che la banca ha creato è un incremento contabile del 99%
del suo bilancio (i 100 euro del deposito iniziale più i 9.900 euro di prestito/deposito). [25]
In questo modo si rispetta il requisito di riserva. Contrariamente alla spiegazione usuale sulprocesso di creazione del credito in molti testi accademici, ogni banca crea
individualmente credito/moneta quando estende un prestito. Il deposito originario di 100
euro diventa l'1% di riserva sulla base della quale dei prestiti fino a 99 volte possono essere
offerti dalla stessa banca. La creazione del credito ha “allungato” il bilancio della banca.
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Bilancio della Banca A
Passo 1 Deposito di EURO 100 da parte del cliente presso la Banca A
Attivo Passivo
......... EUR 100
Passo 2 EURO 100 usati per aumentare le riserve della banca A
Attivo Passivo
EUR 100 EUR 100
Passo 3 Prestito di euro 9.900 effettuato accreditando il conto corrente
del prestatario con un “deposito”
Attivo Passivo
EUR 100 EUR 100
...+ .......+
EUR 9.900 EUR 9.900
Figura 12.2 - Una rappresentazione più accurata della creazione del credito
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La domanda fondamentale è: da dove arrivano i 9.000 euro ? Il denaro non è stato prelevato
dalla banca da altri conti. Non è stato deviato o trasferito da nessun altro agente
economico o da altra parte dell'economia. Ma soprattutto, nonostante sia scritto come
DEPOSITO, non è stato depositato da nessuno. La banca ha semplicemente creato il denaro
scrivendone i numeri nella contabilità e nel conto del cliente. In effetti, la banca pretende
che i suoi prestatari hanno effettuato depositi che in realtà non sono stati fatti. A
differenza di quanto viene rappresentato nei libri di testo, vediamo che individualmente
ciascuna banca può così creare denaro ogni volta che emette un prestito. Se si insegnasse
questa verità nei testi, non solo sarebbe più facilmente memorizzabile, ma si insegnerebbe
agli studenti quello che realmente fanno le banche: creano denaro dal nulla. La banca
semplicemente pretende di avere 9.900 euro, accredita i conti di qualcuno e nessuno se ne
accorge.
Nelle parole di Schumpeter (1954),
… questo altera parecchio la situazione analitica e rende altamente sconsigliabile di
costruire il credito bancario sul modello di fondi esistenti che vengono prelevati da altri
utilizzi attraverso un atto completamente immaginario di risparmio e poi di prestito da
parte dei proprietari. E' molto più realistico dire che le banche creano il credito, cioè che
creano depositi che vengono loro affidati. Il motivo per insistere su questo fatto sta nel
fatto che i depositanti non debbono essere investiti con le sembianze di un ruolo che essi
non giocano affatto. La teoria alla quale gli economisti sono così attaccati rende i
depositanti dei risparmiatori mentre essi non lo sono e non intendono esserlo; questa
teoria attribuisce loro un ruolo nell'offerta del credito che essi non hanno. La teoria della
“creazione del credito” non solo riconosce fatti eclatanti senza oscurarli con torbide
elucubrazioni artificiali, ma porta anche alla luce il meccanismo peculiare del risparmio e
dell'investimento che è caratteristico della tipica società capitalistica ed il ruolo reale
delle banche nell'evoluzione capitalista. (p.1114)
Anche Wicksell (1898) sapeva che ogni banca può individualmente creare denaro:
Le banche nelle loro attività di prestito non solo non sono limitate dal capitale proprio;
esse non sono limitate, almeno nell'immediato, da nessun capitale qualsivoglia;
concentrando nelle loro mani quasi tutti i pagamenti, esse creano esse stesse il denaro di
cui necessitano... (Wicksell, 1907, pp.214-215)
In un sistema puro di credito, dove tutti i pagamenti vengono effettuati attraverso
trasferimenti nei libri contabili, le banche sono in grado di garantire in ogni momento
qualsiasi ammontare di prestiti a qualsiasi, per quanto minimo, tasso di interesse.
(Wicksell, 1907, p.215)
Hahn (1920) enfatizza che ogni banca può creare moneta “dal nulla” e ne ha precisato le
conseguenze macroeconomiche. Schumpeter (1912) si riferisce a questa creazione di nuova
moneta come se fosse equivalente all'emissione di nuovi “biglietti” per un gioco. Secondo
lui, il banchiere non è in rimo luogo tanto l'intermediario del bene “potere d'acquisto”, ma
piuttosto è il produttore di questo bene. Le banche creano ulteriori pretese su risorse già
esistenti. La creazione di credito bancario non indirizza moneta esistente verso nuovi
utilizzi, ma crea moneta nuova che prima non esisteva e la indirizza per qualche utilizzo.
Questo procedimento era più ovvio al tempo quando non c'era il monopolio d'emissione di
banconote in capo alle banche centrali – com'era fino al 1913 negli Stati Uniti. Come
sottolinea Goodhart (1989c), in quei giorni la responsabilità delle banche non consisteva nei
depositi, ma nelle banconote emesse. Queste aumentavano solo quando venivano emessi
nuovi prestiti. Quindi i prestiti venivano pagati emettendo nuove banconote. Quello che
rende possibile questa contabilità “creativa” è l'altra funzione delle banche come
regolatrici di tutte le transazioni non in contanti nell'economia. Se esse volessero,
potrebbero emettere prestiti ai clienti non sotto la forma di prelievi di fondi da qualche
parte del sistema finanziario, ma semplicemente attraverso la creazione di finzioni
contabili dove pretendono che il prestatario abbia versato somme nel sistema bancario.
Poiché le banche lavorano come i contabili delle registrazioni – mentre il resto
dell'economia crede che siano dei contabili onesti - è possibile che esse banche aumentino
il denaro presente nei conti di qualcuno di noi (quelli che ricevono un prestito)
semplicemente alterando le registrazioni. Nessun altro se ne accorgerà, poiché gli attori
non riescono a distinguere tra la moneta che è stata risparmiata e depositata e quella che
è stata creata “dal nulla” dalla banca. [26] Questa è anche la maggiore caratteristica che
contraddistingue la creazione del credito e lo svilimento della lega metallica della moneta
effettuata dai monarchi nel tentativo di aumentare la massa monetaria: la moneta svilita
poteva essere saggiata ed identificata come tale da operatori esperti o saggiatori
professionisti, mentre la creazione del credito bancario è impossibile da distinguere rispetto ai depositi legittimi, specialmente quando la maggioranza delle transazioni ha già
luogo senza uso di contante attraverso il sistema bancario. 
Ne concludiamo che la caratteristica delle banche di creatrici del credito (cosa che
possiamo definire ugualmente come la loro abilità di “creare moneta”) è quello che le
rende speciali. Questa caratteristica spiega anche perché i banchieri diventano presto
potenti ed influenti, potendo facilmente espandersi in varie industrie, diventando presto il
centro di una rete di società affiliate o che essi hanno fondato o che hanno comprato (la
vita è molto più semplice quando si ha la licenza di creare moneta a corso legale). 
Grazie all'abilità speciale delle banche di creare il credito, possiamo ora chiaramente
demarcare statisticamente le varie forme di raccolta dei fondi e trovare una descrizione
accurata della “massa monetaria”. Solamente la banca centrale (di norma autorizzata ad
agire come banca) e le banche ordinarie possono creare nuovo credito e moneta ed usarlo
direttamente per regolare le transazioni attraverso il sistema dei pagamenti principale
usato nell'economia. Questo le differenzia sia sul livello microeconomico che
macroeconomico dagli altri agenti economici e rende il finanziamento da parte delle
banche ordinarie e delle banche centrali “imperfettamente sostituibile”.
Così quando analizziamo l'economia, le banche e le banche centrali devono essere
considerate separatamente dagli altri attori. Le banche governative, quando come
solitamente accade sono finanziate dal Tesoro, gli intermediari finanziari non bancari (come
le società di leasing, le assicurazioni vita, i fondi d'investimento), i privati, le società ed il
governo stesso hanno tutti qualcosa in comune: essi non possono (legalmente) soddisfare
questa funzione delle banche e della banca centrale.[27] Mentre le banche sono creatrici di
credito, le altre istituzioni finanziarie sono intermediari finanziari. In questo senso –
macroeconomico – il credito bancario non può mai essere sostituito perfettamente dal
credito intermediato. Ma c'è di più: in questo senso, un “canale di credito bancario”,
definito dalla creazione di nuovo credito, non solo esisterà ma dominerà pure altri canali di
trasmissione. Le banche quindi non possono altro che giocare un ruolo cruciale in ogni
economia. L'esempio della Figura 12.2, tuttavia, rimane un esempio poiché nella pratica
attuale le banche sono raramente, se non mai, limitate nella loro facoltà di prestito dai
requisti di riserva. Come sosteneva Goodhart (1989c), le banche centrali che stabiliscono
l'obiettivo per il tasso d'interesse interbancario, forniranno qualsiasi ammontare di riserva
necessario alle banche cosicché al giorno mensile della verifica del rispetto dei requisiti di
riserva, gli interessi a breve termine non subiscano un aumento repentino. Questo solleva
delle problematiche per la politica monetaria, in particolare come si possa controllare più
efficacemente la creazione del credito bancario, specialmente quando riconosciamo
l'esistenza di una informazione imperfetta.
Inoltre, il fatto che le banche non abbiamo denaro, ma lo creano, spiega perché la fragilità
finanziaria sia un grave problema per il settore bancario. Per essere in grado di considerare
la questione delle crisi bancarie, come rispondere a queste e come evitarle innanzitutto,
diventa quindi necessario evidenziare il collegamento tra il sistema bancario e la
macroeconomia. Questo infatti dovrebbe sciogliere l'enigma del collegamento tra la moneta
e l'economia.

(Tratto da: New Paradigm in Macroeconomics, di Richard Werner*, edizioni Palgrave
Macmillan, 2005; pp. 174-180). 

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