1)Tutti vediamo le risorse non rinnovabili in esaurimento, la preoccupante espansione demografica, la progressiva contrazione dei profitti mercantili e il montare delle legittime aspirazioni del terzo mondo, ma non dobbiamo confondere il “burrone” che ci troviamo davanti e nel quale non possiamo né vogliamo precipitare con le cause delle ferite provocate dalla nostra caduta davanti a esso: le opzioni economiche liberiste pesantemente recessive e regressive che ci ostiniamo a seguire da ormai 30 anni e che mentre hanno progressivamente triplicato la ricchezza dell’1% più ricco hanno già dimezzato quella del restante 99%, e, al suo interno, contratto di 2/3 quella del 50% più povero.
Tuttavia, mentre il “vampiro” si ingrassa sempre di più del sangue del popolo vampirizzato, questo insiste a chiedere agli “esperti” del “vampiro” come curare la propria “anemia” ed accetta di curarla … intensificando il dissanguamento, come con gli ultimi 16 mesi di sacrifici bocconiani che, invece di migliorare il nostro rapporto debito/PIL al fine dichiarato di tranquillizzare i mercati, hanno ulteriormente distribuito a vantaggio dell’1% un PIL in accelerata contrazione recessiva compromettendo ancora di più i nostri conti pubblici e facendo passare dal 120% al 130% il nostro rapporto debito/PIL!
2)Nel concreto, accade che le ricette liberiste comprimono retribuzioni e welfare mentre detassano i ceti possidenti al fine dichiarato di acquisire una sempre maggiore competitività grazie a costi sempre più bassi e capitali sempre più abbondanti e a buon mercato. Peccato che sia imbattibile sul fronte dei costi la concorrenza “sleale” delle imprese delocalizzate in aree dove producono sottocosto nel massimo dispregio della natura e dell’uomo, per cui le esportazioni non compensano la pesante compressione dei consumi interni così provocata ed avanzano la deindustrializzazione, il degrado e perfino la fame, mentre il processo fa crescere ulteriormente la “fetta” di PIL che va all’1% più ricco.
Del resto, non è nemmeno pensabile un sistema-mondo in cui alcuni paesi importano stabilmente più di quanto esportano e viceversa, laddove è vergognoso il proposito di esportare nei paesi “fratelli”, insieme ai propri beni e servizi, pure tanta disoccupazione e tanti fallimenti quanti ne comporta la mancata produzione nazionale che soppiantiamo con le nostre esportazioni. Ed essendo pure impossibile battere la concorrenza “sleale” delle imprese delocalizzate, si conclude che lo sviluppo di ogni area va necessariamente basato sul sostegno del suo mercato interno in regime di pareggio tendenziale dei rispettivi import-export.
3)Da questa strana “crisi”, che è tale solo per il 99% della popolazione visto che nel contempo è la pacchia dell’1% più ricco, si esce solo facendo semplicemente l’esatto contrario di quello che facciamo da 30 anni, ossia:
a)abbandonare la triplice deregulation liberista (borsistica, valutaria e doganale) in favore di vincoli anti-speculazione borsistici e valutari che bloccano pure le esportazioni di capitali e le delocalizzazioni aziendali contrarie all’interesse nazionale.
b)varare al riparo di queste protezioni il sostegno keynesiano della domanda interna
c)contenendo con il calmiere all’ingrosso e l’anti-trust la inflazione “da oligopolio” che abitualmente accompagna le fasi espansive e
d)neutralizzandola nei rapporti con l’estero svalutando periodicamente il cambio in misura pari all’eventuale differenziale di inflazione residuo.
Tutto qui ciò che va fatto, ma al più presto.
Nando Ioppolo
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